Lunedì, 17 12 2018
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A colloquio con Carmelo Bene

Riceviamo da Gigi Livio de L'Asino Vola e volentieri rioubblichiamo questo estratto da un'intervista a Carmelo Bene del 1975.

 

D. Ruggero Bianchi e Gigi Livio
R. Carmelo Bene

R. […]La Puglia era una terra poverissima. Infatti ha dato un santo: era San Giuseppe da Copertino, che volava. Cioè era gente che non sapendo camminare volava. Guardate il barocco leccese: tutto così arbitrario, così davvero anarchico, così folle. Ed era fatto da artigiani: non c’è una firma. In miniatura sarebbero gli stessi artigiani della pasta di mandorle. Allora, se il popolo ha perso il fatto etnico, completamente, perché gli hanno trapiantato i televisori, le cose… E questa era l’invocazione che Pier Paolo [Pasolini] spesso faceva per i popoli dell’Africa, quando fece quell’appello all’UNESCO, un po’ patetico da un lato, molto bello dall’altro… Aveva fatto un documentario in Africa, molto dibattuto e discusso. Piantavano i distributori di benzina, togliendo anche dei templi, delle cose che erano rimaste… e in compenso davano scarpe da tennis alle persone del luogo, le quali erano abituatissime da secoli a stare scalze e infatti non si capisce nemmeno perché… Allora lui cominciò: “In nome dei secoli oscuri…” Parlava addirittura con questo linguaggio. Patetico però anche giusto…

Nel Sud che cosa è successo? Che accendono i televisori… E hanno smarrito completamente, dall’avvento della televisione in poi… Voi non potrete mai capire… Perché lì… quella è una terra a parte. Era veramente isolata dal mondo… perché aveva un fatto etnico. È importante no? C’era un popolo. Ora in due anni, due anni… perché io andavo e venivo nei primi tempi, quando avevo diciotto anni, diciassette… tra i diciassette e i venti anni, c’era il televisore… In due anni si sono stravolti i cervelli… Non è stata una cosa graduale: due anni sono bastati. E in quei due anni cosa è successo? Che la Puglia ha imitato la Calabria: tutti a Torino, tutti a Milano, tutti a fare i servi… Veramente, ci vuole un orgoglio pazzesco, smisurato… gente che pur di non lavorare, pur di non macchiarsi di una goccia di sudore, moriva di fame… È ingiusto non rimpiangere un popolo così…

D. Questo c’è anche in S.A.D.E.

R. S.A.D.E. è un discorso stirneriano puro. Lì è ironizzata la situazione, è diverso… S.A.D.E. è tutta una trappola, bisogna stare attenti. Non ne parliamo adesso… Perciò dicevo etnico: quando distruggi un popolo, quando perdi ogni stima per la miseria, per la povertà… Trovo che il maggior insulto che si possa fare a un povero è quello di fargli l’elemosina.

D. Mentre in Nostra Signora recuperavi…

R. Io tiravo avanti… Vivevo. Mi ballavo la mia danza funebre, macabra… una danza del Sud, perché io sono nato nel Sud.

D. …la Puglia preconsumistica, diciamo…

R. Sì. Bisogna anche fare i conti col mare, con le stelle, ma non in senso arcadico, in senso etnico… Si viaggia con la fame. La mia poteva essere una fame intellettuale o una sete intellettuale. Perché uno esce anche dalla Puglia, ma non ci può uscire fuori. Pasternak diceva: bisogna capire in che modo contribuisce l’aria, la terra, il sole eccetera, perché l’uomo risulti com’è qui. Mi pare parlasse della Georgia…

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